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Un secolo di cucine Molteni&C

Apr 2026
Francesca Molteni and Valentina Marchetti
Un secolo di cucine Molteni&C

Dalla cucina tradizionale separata a quella razionale di Francoforte, passando per quella elettrica di Bottoni, fino alle cucine a vista disegnate da Charlotte Perriand, alle futuristiche degli anni Settanta e agli spazi conviviali dell’open space e teatrali degli show cooking, 100 anni di Molteni&C Kitchens, di storia del design e dell’abitare raccontano come funzionalità e stile si siano evoluti insieme, trasformando il modo in cui viviamo e condividiamo lo spazio della cucina.

Nel 1926, a Marcallo con Casone, un piccolo centro nel milanese, Angelo Garavaglia fonda il suo laboratorio artigianale per produrre mobili robusti e cucine funzionali, arredi ben fatti e pensati per durare. Nell’Italia di quegli anni, la cucina non è ancora un ambiente sociale: è un luogo chiuso, tecnico, prevalentemente femminile. Tuttavia, in Europa, i tempi stanno cambiando e la cucina con loro.

Nello stesso anno, il 1926, la giovane architetta austriaca Margarete Schütte-Lihotzky disegna una cucina destinata a divenire simbolo del movimento moderno. La cucina di Francoforte è disegnata per le donne moderne, che non vogliono dedicare tutto il loro tempo alle faccende domestiche, è razionale, misurata, elimina ogni gesto non necessario.
Una piccola grande rivoluzione che trasforma la cucina in uno spazio funzionale, mettendo a frutto le ricerche di Catharine Beecher e di Christine Frederick. Nel 1869 nel manuale The American Woman’s Home, Catharine Beecher e la sorella Harriet Beecher Stowe descrivevano la cucina come uno spazio ottimizzato, in cui mensole e scaffali si dispongono lungo le pareti, si adibiscono specifiche aree alla conservazione degli alimenti, si studiano le altezze dei piani e si separa la zona cottura da quella destinata alla preparazione delle pietanze.

Dada catalogue. Graphic design: Italo Lupi Image: Lioia & Torri, 1976 Dada catalogue. Graphic design: Italo Lupi Image: Lioia & Torri, 1976

Su questi studi, uniti all’applicazione del taylorismo in ambiente domestico, si fonda il lavoro di Christine Frederick raccolto nel libro The New Housekeeping. Efficiency Studies in Home Management, destinato a divenire, dopo la sua traduzione in tedesco, la bibbia della razionalizzazione dell’economia domestica e della riforma della cucina. Christine Frederick studia i movimenti della casalinga, il tempo necessario per ciascuna operazione e l’organizzazione ottimale degli spazi, proponendo armadi, piani di lavoro e disposizioni degli utensili progettati per ridurre fatica e sprechi.

È una visione che anticipa di decenni la cucina moderna: razionale, efficiente, modulare. Le idee di Frederick diventano punto di riferimento non solo per architetti e designer americani, ma anche per le cucine europee, ispirando realizzazioni come la Cucina di Francoforte di Margarete Schütte-Lihotzky che a sua volta influenzano progetti come quello di Bottoni per la cucina della Casa Elettrica di Figini e Pollini, e il lavoro delle aziende italiane, sempre più interessate a trasformare la cucina in un vero e proprio spazio progettuale.

Dopo la Seconda Guerra mondiale la casa ritorna al centro del progetto, complice la ricostruzione. Le aziende devono far fronte alla richiesta di arredi ben fatti e in grande quantità. Anche la Angelo Garavaglia riprende lo sviluppo e, nel 1946, al laboratorio si aggiunge una segheria per la lavorazione dei tronchi. Sempre in questi anni i figli maggiori di Garavaglia entrano in azienda dando vita alla Angelo Garavaglia e figli, fabbrica mobili. Si converge sempre più verso la produzione seriale di armadi e cucine, avvalendosi di nuove tecnologie e macchinari.

Georges Coslin's experimental HOI-TY TOI-TY kitchen design. Image: Lioia & Torri, 1976. Georges Coslin's experimental HOI-TY TOI-TY kitchen design. Image: Lioia & Torri, 1976.
Kitchen islands took centre stage in Paolo Piva's Quinta. Image: Paolo Utimpergher, mid-1980s Kitchen islands took centre stage in Paolo Piva's Quinta. Image: Paolo Utimpergher, mid-1980s

Anche la cucina inizia a trasformarsi da spazio operativo a luogo di vita che si apre alla casa. Charlotte Perriand firma, per l’Unité d’Habitation di Marsiglia disegnata da Le Corbusier, un modello di cucina funzionale, compatta, misurata ma aperta. Pensata per abitazioni collettive, la cucina non è più solo un luogo adibito alla preparazione dei pasti, ma un microcosmo progettuale che interagisce con l’abitare complessivo. Il passa vivande già timidamente inserito in progetti degli anni Venti e Trenta si trasforma, la parete scompare e cucinare diventa un atto partecipato. La visione di Charlotte Perriand, razionale e poetica insieme, influenza la progettazione di cucine in tutto il mondo. Anche Alvar Aalto, nelle sue case unifamiliari, integra soggiorno e spazio per la preparazione dei cibi, prestando particolare attenzione a luce e matericità. In Germania, invece, sulla scia della Cucina di Francoforte, si diffondono modelli sempre più standardizzati che mostrano un approccio quasi ingegneristico allo studio di movimenti e preparazioni.

Dada kitchens. Illustration: Julia Binfield, 1992 Dada kitchens. Illustration: Julia Binfield, 1992
Luca Meda's Banco concentrates the main functions of a kitchen into a free-standing structure Luca Meda's Banco concentrates the main functions of a kitchen into a free-standing structure

La cucina è fatta in serie. Gli anni Sessanta e Settanta segnano il passo, la cucina diviene sempre più aperta, colorata, tecnologica. Il disegno industriale si mescola all’estetica pop e alla diffusione di nuovi materiali. Modularità e flessibilità sono le parole chiave, il design degli interni si scinde dall’architettura e i movimenti di avanguardia plasmano l’idea stessa di futuro. La Total Furnishing Unit di Joe Colombo crea lo spazio senza bisogno di setti o partizioni: l’uomo è protagonista.

La Angelo Garavaglia e figli è pronta per il salto. Nel 1972, sulla spinta di Gaetano Garavaglia, viene creato il nuovo marchio DADA. Al centro del progetto: la cucina, anzi l’alta cucina prodotta in serie, disegnata da architetti e designer – come Angelo Cortesi, Georges Coslin, Giovanni Offredi – comunicata attraverso le immagini create con i grafici più innovativi, come Italo Lupi e Amilcare Ponchielli.

“DADA, la ricetta di cucina preferita dai palati più esigenti, donne o architetti che siano”.

Così, negli anni Settanta, sui cataloghi si gioca con le parole e al contempo si propongono “ricette di cucine” preparate pezzo per pezzo, badando a solidità e comfort, applicando tecnologie avanzate e scegliendo solo i migliori ingredienti. La flessibile Polidada che, dalla cucina, si espande a tutta la casa, l’elegante e accessoriata Pierrot e la “snob”, tecnologica e sperimentale HOI-TY TOI-TY sono solo alcune delle cucine che compongono il catalogo Dada fino al suo ingresso nel Gruppo Molteni nel 1979.

Pagine pubblicitarie Dada personalizzabili dai rivenditori, fine anni ’80 inizi anni ’90. Pagine pubblicitarie Dada personalizzabili dai rivenditori, fine anni ’80 inizi anni ’90.
Pagine pubblicitarie Dada personalizzabili dai rivenditori, fine anni ’80 inizi anni ’90. Pagine pubblicitarie Dada personalizzabili dai rivenditori, fine anni ’80 inizi anni ’90.

Anche gli elettrodomestici e le dotazioni tecnologiche aumentano. Inseriti a partire dagli anni Trenta e diffusi sempre più dagli anni Cinquanta, gli elettrodomestici, prima free-standing e poi da incasso, plasmano fortemente la progettazione della cucina. Negli anni Ottanta le cucine Dada integrano barre sottopensili elettrificate, corredate da luci, cappe funzionali in acciaio inox e compaiono anche le prime colonne operative, presentate nel 1988 come “dispense a CAROSELLO”.

Con gli anni Novanta la cucina open-space, riservata alla famiglia, diventa sempre più un luogo di incontro, fulcro della casa e dell’accoglienza degli ospiti. Gli spazi si ampliano e le cucine divengono luogo di predilizione degli italiani. La ricerca della purezza porta a una progressiva semplificazione delle linee in virtù dell’eliminazione di ogni elemento superfluo: la funzionalità si esprime attraverso forme essenziali. Dada nasconde le ante, e la colonna operativa si combina con la possibilità di celare parti della cucina stessa.

“Quanti banchi esistono nella vita di un uomo”. Così Luca Meda nel 1994 lancia un’idea rivoluzionaria, il vagabondo banco – da gioco, di scuola, di nebbia, di sabbia – arriva anche in cucina. “Il banco diventa una struttura logica, una griglia che ordina il mondo”, nella cucina Banco.

Attraverso giustapposizione di elementi, aggiunta di ripiani o altri banchi, si articolano le funzioni in modo semplice, flessibile e immediato dando origine a composizioni inedite di materiali e logiche.

Hannes Wettstein's Nomis kitchen was selected for the Compasso d'Oro prize in 2004
Hannes Wettstein's Nomis kitchen was selected for the Compasso d'Oro prize in 2004

Insieme a Foster + Partners per gli appartamenti dell’Albion River di Londra nasce Place: una cucina progettata per “un ambiente informale dove famiglia e amici possono stare insieme”. La cucina degli anni 2000 non riguarda più solo la preparazione e il consumo degli alimenti, ma anche leggere, lavorare, incontrarsi con gli amici e passare il tempo libero. La diffusione sempre maggiore di programmi televisivi dedicati al “cucinare” – che esploderà con il celebre MasterChef – modifica radicalmente la percezione della cucina. Nel 2008, insieme a Giorgio Armani, si presenta ARMANI/Dada, un marchio che prende ispirazione dall’atmosfera informale ma raffinata di un invito a cena con chef. Qui la cucina ha un ruolo da protagonista, è uno spazio attorno al quale si riuniscono gli ospiti. Dada non nasconde più solo le ante, ma interpreta il tema della “cucina a vista” attraverso la possibilità di far scomparire le funzioni sotto al top: eleganza e minimalismo, attraverso l’uso di una tecnologia mai invasiva.

A 2012 catalogue for Ferruccio Laviani's Hi-Line shelf. Image: Miro Zagnoli
A 2012 catalogue for Ferruccio Laviani's Hi-Line shelf. Image: Miro Zagnoli

Il Couscous di Italo, an image from DADA Storie/s, a 2013 book narrating different kitchen stories. Image: Miro Zagnoli Il Couscous di Italo, an image from DADA Storie/s, a 2013 book narrating different kitchen stories. Image: Miro Zagnoli

Con DADA Storie/s, nel 2013, si rappresentano cucine vissute, vere, capaci di esprimere carattere e personalità di chi le abita davvero. Le immagini di Miro Zagnoli sottolineano il ruolo della cucina come ambiente vivo durante tutta la giornata. Allora stesso tempo, sui cataloghi e nelle pubblicità, slogan creativi come “Anche la Torre Eiffel in fondo sono quattro bulloni messi insieme”, mescolano tradizione e modernità. La cucina non è solo uno spazio da vivere, ma è anche un ambiente altamente tecnologico.

Gli anni 2010 sono caratterizzati da volumi monolitici, proporzioni rigorose e superfici materiche, che definiscono un sistema cucina integrato con l’architettura domestica. L’isola assume la connotazione di un elemento scultoreo centrale, dettagli invisibili e tecnologia integrata trasformano la cucina in un dispositivo spaziale continuo. VVD, disegnata da Vincent Van Duysen, incarna questa visione: un’architettura nell’architettura.

VVD kitchen designed by Vincent Van Duysen VVD kitchen designed by Vincent Van Duysen
VVD kitchen designed by Vincent Van Duysen VVD kitchen designed by Vincent Van Duysen

Nel 2023 Dada evolve in Dada Engineered: un sigillo di innovazione che custodisce e certifica l’attenzione e la cura che da sempre vengono dedicate alla progettazione delle cucine e alla specializzazione tecnologica. L’anno successivo, nel nuovo Palazzo Molteni di via Manzoni 9 a Milano, progettato da Vincent Van Duysen come un’esperienza di design immersiva, il brand traduce la sua visione dell’abitare. Un percorso in cui arredo, architettura e arte dialogano in un’unica narrazione contemporanea, e in cui la cucina si configura come infrastruttura architettonica integrata, luogo relazionale di costruzione simbolica dell’identità domestica, riflettendo e anticipando le trasformazioni culturali, i modelli familiari e i sistemi produttivi.

Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen

This sense of the kitchen as relational architecture is similarly apparent in Physis, making its debut in 2026, a project that redefines the language of the kitchen, where base units, wall cabinets and columns share the same constructive and aesthetic logic. Also designed by Van Duysen, Physis sees him bring his organic vision into the heart of the home, interpreting the essence of Molteni&C's design. New soft, rounded lines reveal a meticulous attention to detail: glass-fronted doors and open niches heighten the sense of openness and the natural fluidity of the space. The result is an architecture designed not only for the kitchen, but for the life that unfolds around it.

Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen
Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen

Main Image: Physis kitchen designed by Vincent Van Duysen

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